ASTRID FUCHSLOCHER
Le opere di Astrid Fuchslocher esplorano archivi, pubblicazioni e materiali documentari provenienti dal passato per costruire nuove costellazioni visive.
Le opere di Astrid Fuchslocher esplorano archivi, pubblicazioni e materiali documentari provenienti dal passato per costruire nuove costellazioni visive.
I lavori di Sabina Oehninger nascono invece dall'incontro diretto con la macchina per scrivere. Utilizzando una Lexicon 80 e un numero estremamente limitato di caratteri tipografici, l'artista costruisce strutture visive che trasformano il vincolo tecnico in potenziale creativo. Le sue opere mostrano come l'immaginazione non si sviluppi al di fuori delle regole, ma proprio all'interno di esse, nel dialogo costante tra libertà e sistema.
Con John Blond, la Lettera 22 diventa superficie narrativa e campo di intervento. Le linee fluide e pulsanti che caratterizzano il suo linguaggio visivo si sovrappongono all'icona del design industriale italiano, generando un incontro tra memoria progettuale e gesto contemporaneo. L'oggetto funzionale si trasforma in spazio espressivo, mantenendo intatta la propria forza simbolica.
Nelle opere di Joey Guidone, invece, il patrimonio architettonico olivettiano viene reinterpretato attraverso uno sguardo capace di muoversi tra disegno, immaginazione e costruzione di mondi possibili. Le architetture di Via Jervis e degli edifici industriali emergono come organismi aperti, sistemi in cui la dimensione tecnica e quella umana continuano a dialogare.
Il percorso si conclude con il lavoro di Giulia Osella, che sposta l'attenzione verso ciò che precede la forma compiuta. Le sue opere non rappresentano soluzioni, ma processi. Non descrivono un futuro già definito, ma il momento in cui un'intuizione inizia a prendere consistenza, quando una possibilità diventa orientamento e una trasformazione collettiva comincia a essere immaginabile.
In questo senso, Ex Machina non propone una celebrazione della tecnologia né una critica nostalgica del presente. La mostra si interroga piuttosto sulle condizioni che rendono possibile il cambiamento. Prima delle macchine esistono le idee che le generano; prima delle innovazioni esistono visioni, desideri, relazioni e forme di immaginazione condivisa.
Oggi, in un'epoca segnata da algoritmi, sistemi predittivi e automazioni sempre più pervasive, la domanda posta dall'esperienza olivettiana conserva una straordinaria attualità: quale idea di essere umano guida lo sviluppo tecnologico? E quale forma di futuro desideriamo costruire attraverso gli strumenti che inventiamo?
Ex Machina invita a considerare la tecnologia come un progetto culturale ancora aperto, invece che un destino inevitabile. Un campo di possibilità nel quale la tecnica può continuare a essere espressione della creatività umana, della responsabilità collettiva e della capacità di immaginare mondi diversi.